Con riferimento al testo, rispondi alla seguente domanda.
Ogni poesia, anche la piu' legata a temi quotidiani e specifici, contiene una sua visione del mondo. La poesia leopardiana la contiene per gran parte non solo in questo modo implicito, ma in un modo piu' diretto ed esplicito: in quanto il suo stesso oggetto e' dato dall’enunciazione di una visione del mondo. Ho detto: per gran parte; mi riferisco propriamente alle canzoni dette appunto «filosofiche» (dall’Angelo Mai alla Primavera, all’Inno ai Patriarchi ecc.), ai canti napoletani (dalle due «sepolcrali» alla Ginestra), e tra gli stessi canti pisano-recanatesi a una lirica come il Canto notturno, che nei suoi modi programmaticamente ‘elementari’ ed affabili e' una meditazione distesa sulla condizione umana, anzi sulla condizione di tutti i viventi. Ma a ben guardare, le stesse poesie che sembrano ispirarsi a soggetti piu' circoscritti (sin dai loro titoli: La sera del di' di festa, La vita solitaria, Le ricordanze, La quiete dopo la tempesta, II sabato del villaggio ecc.) non possono considerarsi delle descrizioni di occasionali stati d’animo: ciascuna dotata di una sua fragrante carica evocativa, esse rinviano nel loro insieme a una leopardiana «scienza dell’animo umano» (Zib., p. 53) che costituisce la base stessa (o, se si preferisce, il corollario antropologico) di quella generale visione del mondo che e' l’oggetto delle altre liriche. Se ogni poesia e' a suo modo un atto conoscitivo, quella leopardiana e' un atto conoscitivo di primo grado. È percio' che per nessun altro poeta piu' che per Leopardi e' pertinente il richiamo ai suoi scritti riflessivi e speculativi. E non e' da dire che queste riflessioni siano sempre a monte delle varie rappresentazioni poetiche: il rapporto tra le une e le altre si configura spesso in Leopardi secondo un ordine cronologicamente inverso. Cosi' l’idea di un infinito che l’uomo si finge nel pensiero partendo da condizioni reali di pura indefinitezza fu prima svolta nel supremo «idillio» del ’19, poi analizzata per pagine e pagine dello Zibaldone. Anche un concetto capitale, come quello di una Natura creatrice-distruttrice degli individui per la pura perpetuazione dell’esistenza, ebbe la sua prima formulazione in sede poetica, pur se fuori dai Canti: ossia nell’operetta Dialogo della Natura e di un Islandese. Tra poesia e meditazione c’e' dunque per Leopardi un continuo scambio, una vera e propria simbiosi. Su questa via anzi Leopardi, partito da posizioni di radicale dissociazione tra filosofare e poetare, arrivo' a sostenere l’idea di una analogia di fondo tra il grande filosofo e il grande poeta, in quanto entrambi capaci di «scoprire i rapporti delle cose, anche i menomi, e piu' lontani, anche delle cose cha paiono le meno analoghe» (Zib., 7 settembre 1821: p. 1650). Luigi Blasucci, I titoli dei “Canti” ed altri studi leopardiani, Marsilio, Venezia 2011.
Ogni poesia contiene una visione del mondo:
a meno che non tratti di temi quotidiani e specifici
anche se tratta di temi quotidiani e specifici
perché tratta temi quotidiani e specifici
purché tratti di temi quotidiani e specifici