[7716] Nel rivolgerci al nostro interlocutore, se da un lato è utile ascoltare chi ci parla, anche se ci annoia, dall'altro è ancora meglio evitare di parlare troppo di noi stessi, di quanto siamo bravi o di quanto siamo sfortunati, a meno che non ci venga richiesto. 'L'estremo piacere che proviamo nel parlare di noi stessi deve farci temere di non darne affatto a chi ci ascolta' diceva La Rochefoucauld. Se ci vantiamo dei nostri successi gli altri non ci ammireranno, non ci considereranno degli eroi; anzi, ci prenderanno in antipatia. Cosa fare, allora, se devi parlare di te stesso? Be', tanto per cominciare, parla in modo piano, normale, senza indulgere in toni enfatici. Devono essere i tuoi risultati a farti fare bella figura, non il modo con cui li esponi. Un consiglio, per esempio, è quello di ricorrere alla tecnica dell''anch'io'; tutti noi, infatti, proviamo simpatia per chi ci somiglia. Un proverbio inglese recita: 'Birds of a feather flock together' (Gente dello stesso stampo sta insieme/Dimmi con chi vai, ti dirò chi sei) e anche all'epoca dei Romani Seneca asseriva: 'L'amicizia tra due persone è tanto più forte quanto più sono le cose che hanno in comune'. Secondo l'autore del brano, è preferibile parlare di se stessi:
iniziando ogni frase con l'espressione anch'io
sottolineando le cose che si hanno in comune con l'interlocutore
in modo piano, normale, anche annoiando
in modo appassionato