Dying Light

Dopo le scorribande sull'amena isola della morte, in Polonia i programmatori di Techland hanno deciso di deliziarci con un nuovo survival horror in pieno stile cinematografico! Saranno riusciti nell'intento? Scopriamolo insieme: e' arrivato sui nostri schermi Dying Light!

Amanti dell'horror, gioite! Dopo aver sterminato morti viventi a frotte durante le interminabili partite a Resident Evil, dopo aver decimato mostri deformi tra i vicoli di Silent Hill, dopo aver eliminato decine e decine di zombie in The Evil Within, è arrivato il momento di rispolverare le armi e il coraggio per affrontare i terrificanti nemici di Dying Light, il nuovo survival horror multipiattaforma realizzato dalla polacca Techland. Se il nome non vi dice niente, i titoli sviluppati dalla software house di Varsavia sono invece altisonanti, primo fra tutti il predecessore di Dying Light, quel Dead Island (e il suo seguito Riptide) che tanto aveva preso dalle meccaniche di gioco di Far Cry inserendovi, ad arricchire il tutto, una miriade di nemici non morti pronti ad attaccarci ad ogni angolo della splendida isola tropicale che faceva da sfondo alle nostre disavventure.

Tanto per essere chiari: in Dying Light possiamo dimenticarci i paesaggi visti in Dead Island. Il protagonista del gioco, infatti, tale Kyle Crane, un agente speciale americano pronto a dare la vita per il bene dell'umanità, verrà catapultato in una realtà molto diversa da quella vista nel progenitore del titolo polacco. Se nei due precedenti episodi ci trovavamo all'interno di un'ambientazione (come detto) molto simile a quella di Far Cry, in Dying Light dovremo esplorare una città di nome Harran che, per conformazione e per ambientazione naturale, è chiaramente di stile mediorentale, con vicoli molto piccoli e palazzi con larghe terrazze. Ma perchè il nostro prode è stato inviato in questo sperduto luogo? E' presto detto: come nella migliore tradizione horror, prendendo spunto, oltre che dai film di Romero, da capolavori del genere quali "28 Giorni Dopo" e "Io sono leggenda", in Dying Light è accaduta la classica apocalisse mondiale. Qualcosa di non meglio identificato ha sconvolto su larga scala la popolazione del pianeta, facendo risorgere dal loro sonno eterno migliaia di morti, affamati di carne umana: la nostra... Il povero Crane, solo soletto (chissà perchè in questi casi non viene mai inviato l'esercito), si troverà suo malgrado costretto a bloccare i tentativi di conquista del mondo compiuti da un politico locale, Kadir Suleiman, che millanta di avere un rimedio contro l'epidemia zombesca. In realtà tale contromisura è errata e provocherebbe, se diffusa, la fine dell'umanità! Ma, pur di raggiungere i suoi scopi, il cattivo di turno ha intenzione di usare l'antidoto come merce di scambio con gli altri governi mondiali cercando di ottenerne un tornaconto personale. E per evitare fughe di notizie e furti, quale posto migliore per piazzare una cassaforte se non il centro della zona di quarantena? Già, perchè ancora una volta Dying Light prende a piene mani dai titoli cinematografici e letterari citati. I superstiti, infatti, per resistere all'epidemia hanno deciso di isolarsi in aree protette dall'esercito in attesa che la strana peste abbia un termine. Il nostro, quindi, si troverà costretto ad affrontare, oltre alle orde di non morti, anche il fedele esercito del vile Suleiman, che tenterà in tutti i modi di impedire l'esito positivo della missione.

L'ambientazione. Ecco la vera novità di Dying Light. Discostandosi da Dead Island, nel nuovo titolo Techland non ci troveremo a che fare con strade enormi su cui correre con veicoli di ogni sorta. Anzi, al contrario, dovremo sfruttare la conformazione di Harran, con i suoi tetti e i vicoli angusti, per portare a termine le varie quest che il gioco ci chiederà di affrontare. Dimentichiamoci, quindi, di scorrazzare per le strade con jeep o camionati per sterminare impietosamente le orde di zombie che ci verranno incontro. In Dying Light saremo, invece, felicemente costretti a esercitarci in un po' di buon sano parcour, in pieno stile Mirror's Edge (ricordate il gioco di casa EA dedicato proprio al parcour?). Certo, bisogna dire che in un primo momento di divertimento ce ne sarà ben poco: la scelta di farci arrampicare con visuale in prima persona causerà non pochi mal di testa ai più, specialmente se non abituati a titoli del genere. Dopo l'iniziale spaesamento, però, bisogna dire che le cose inizieranno ad andare lisce come l'olio. In effetti i comandi sono molto precisi e la difficoltà nei movimenti viene superata già dopo pochi minuti di gioco. Certo, un difetto di Dying Light è proprio legato alla conformazione stessa della città: la scelta di limitare gli spostamenti con i mezzi a favore di una componente esplorativa pura, se da un lato aumenta il fascino di un gioco che basa il suo appeal anche sulle meccaniche di movimento, dall'altro causerà non pochi malumori per colpa dei continui spostamenti a cui saremo costretti dopo aver completato le missioni. Ritornare al punto di partenza senza dover fare altro che camminare (anche per lunghi tratti) non è certo il massimo della vita... Per fortuna gli sviluppatori della Techland hanno pensato di rimpinzare il gioco di svariati sotto-obiettivi comunque importanti ai fini del completamento del titolo e dello sviluppo del personaggio. Riprendendo quanto visto in Far Cry, in Dying Light il sistema di crescita del nostro alter ego è estremamente legato al crafting. Inoltre, dopo aver completato ogni missione avremo la possibilità di sbloccare abilità particolari che modificheranno le nostre capacità in maniera sostanziale.

Ma l'horror nudo e crudo? E' presto detto. Se durante le missioni diurne saremo costretti a nasconderci dai nemici, il vero problema arriva al calare delle tenebre. La notte, in Dying Light, è il vero punto di forza (quantomeno per gli amanti del genere). Con l'arrivo del buio, infatti, dovremo iniziare a muoverci in maniera molto più furtiva, cercando di sfruttare il più possibile le zone di oscurità. Certo, saremo dotati di una torcia in pieno stile SIlent Hill ma, come nel titolo Konami, questa luce aiuterà gli zombi a rintracciarci. I non morti, infatti, saranno attratti dalle zone luminose e non tarderanno ad arrivare. Ad aumentare la componente stealth, gli sviluppatori polacchi hanno implementato, nella migliore tradizione inaugurata da Metal Gear Solid e Splinter Cell, i coni visivi all'interno della mini-mappa. Tale accorgimento ci permetterà di capire al meglio quando ci troveremo al di fuori degli sguardi nemici, consentendo gli spostamenti anche con la luce accesa. In realtà, comunque, è evidente la scelta di Techland di terrorizzarci attraverso un buio opprimente e ben realizzato, che non mancherà di regalarci sorprese e salti sulla sedia.

Dal versante tecnico Dying Light non sfigura rispetto a produzioni di pari livello. La grafica è realizzata egregiamente, con un'ambientazione molto ben fatta e di atmosfera. Anche le sezioni in notturna risultano ben costruite e di ottima fattura, con una resa perfetta dell'illuminazione. Insomma, malgrado l'assenza delle vaste zone aperte di Dead Island, bisogna dire che alla Techland hanno compiuto un ottimo lavoro. Lo stesso discorso si può estendere alla sezione audio, con effetti sonori di qualità e musiche all'altezza della produzione, e, sopratutto, al multiplayer, una sorta di modalità cooperativa (niente di nuovo sotto il sole, non siamo di fronte a novità trascendentali) che, nonostante la poca innovazione, riesce a funzionare egregiamente senza tempi di lag eccessivi e senza momenti di stallo.

Voto: 
8.0
Giudizio: 

Dopo Dead Island, alla Techland potevano solo sbagliare. Il seguito ideale di un titolo ben congeniato e che ha appassionato molti videogamers avrebbe potuto essere un totale fiasco. Invece, con Dying Light gli sviluppatori polacchi hanno dimostrato di aver capito alla perfezione le meccaniche del survival horror, arricchendole con una buona componente di free roaming (a tratti eccessiva), un ottimo sistema di crafting, una bella fetta di azione e, in ultimo, una forte dose di stealth. Insomma, molta carne al fuoco. Malgrado le tante alternative, o forse anche grazie a queste, Dying Light riesce nell'intento di colpire il giocatore tenendolo incollato allo schermo con pochi momenti di stanca. Comandi molto precisi, grafica su ottimi livelli e sonoro di qualità fanno il resto. Bravi Techland: 2 a 0 per voi!

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