DOOM VFR

Pronti ad aver paura in VR? Ci pensa il sempreverde DOOM!

Non lo nasconderò. La prima e ultima volta che ho avuto a che fare con un qualunque cosa si chiami DOOM è stata all'epoca della sua prima uscita, all'inizio degli anni novanta, epoca in cui il sistema operativo per PC più diffuso era ancora il DOS, quando la id Software, sulla scia dell'ottimo Wolfenstein 3D, diede praticamente il via a quello che poi divenne il sottogenere FPS. Da allora decine e decine di titoli analoghi sono stati prodotti e giocati in tutti il mondo e i primi di essi, quelli pubblicati immediatamente dopo l'uscita di DOOM, venivano sommariamente ma efficacemente descritti come "alla DOOM" (io sono stato uno di quelli che semplificava, anche perché non avevo ancora mai sentito l'acronimo FPS). Non era un caso. nella mente di tutti cosi come nel mercato, DOOM aveva creato un precedente. L'inedito punto di vista in prima persona insieme con la fluidità nella esplorazione del mondo in 3D, avevano rotto gli schemi rispetto al genere platform che fino a quel momento aveva quasi del tutto governato il mondo video ludico. Anche io provenivo dal quel mondo, per questo ricordo molto bene l'effetto che mi fece la prima volta che giocai a DOOM. L'adrenalina. All'epoca di cui parlo, la Storia era quasi del tutto prerogativa dei Point&Click, ma a me che stavo giocando a DOOM non importava nemmeno cercarla la Storia. Tutto quello di cui avevo bisogno era caricarmi di adrenalina e scaricarla a colpi di pistola, fucili e mitra. Ecco, questa è cio che ho provato, oggi a distanza di 25 anni, con il gioco che porta ancora quel nome.

DOOM Virtual F***ing Reality

Sottotitolo: Proprio così, VFR è una esclamazione ed è più o meno quello che ho esclamato io già durante i primi minuti di gioco. 

Tutto inizia con un tutoril. Esso, oltre a darci un assaggio di ciò che ci aspetta dal punto di vista grafico e del realismo, ci introduce con pochi e semplici passi al sistema di controllo che prevede sia l'utilizzo del doppio move sia, in alternativa, la gestione via joypad. La grande differenza tra le due configurazioni è evidente. I move ragalano molta libertà al giocatore e un profondo senso di realismo nel brandire le armi e nella interazione con l'ambiente. Il joypad, infatti, risulta anche in questo caso (leggi la recensione di Skyrim) davvero poco adatto in quanto riduce il senso di profondità dell'esperienza in realtà virtuale. L'unica nota di demerito che debbo fare al controllo tramite move e l'impossibilità di disattivare l'oramai collaudato movimento a balzi anti motion-sickness in favore di un gestione fluida. Il teletrasporto, infatti, risulta non essere il metodo più adatto al movimento nelle fasi di scontro più concitate in cui ci si trova circondati da tutti i lati. Chi non ama il teletrasporto quindi dovrà mettere da parte i move e ripiegare sul joypad. Questo per me è un limite in quanto, non soffrendo la nausea derivante dal motion sickness, avrei preferito avere una maggiore libertà di configurazione.

Per apprezzare a pieno il nostro titolo occorre però aspettare che inizi il gioco vero e proprio. Finito il tutorial ci troveremo nei panni di un anonimo soldato di cui sentiremo solo la voce (la nostra italianissima voce). Il nostro avatar ama parlare con se stesso e ci terrà compagnia più o meno sempre. Il comparto grafico ci lascerà letteralmete senza parole. E' chiaro che il titolo si avvantaggia di una progettazione ad hoc, per cui la qualità generale risultante è decisamente alta. Gli ambienti (a dire il vero solo leggermente sovradimensionati) sono molto ben renderizzati e inoltre avremo il "piacere" di incontrare nemici (dopo tanti anni semplifico ancora con questa parola) di varie bruttezze e dimensioni. Il dettaglio generale delle texture è alto e l'antialias, anche se nelle lunghe distanze tende a confondere i dettagli, rende il tutto sufficientemente credibile. 
 

VOTO
8.00
GIUDIZIO

Mi sarebbe piaciuto dare un voto più alto. Purtroppo non mi è stato possibile data la non proprio eccelsa longevità del titolo che, nonostante i vari livelli di difficoltà in cui è possibile ripercorrere la missione dall'inizio fino ai titoli di coda, risulta essere poco sufficiente nelle sue quattro ore circa.

La VR è un percorso difficile da intraprendere, irto di insidie e il rischio di deludere è sempre molto alto trattandosi di una tecnologia nuova e costosa e alla quale il mercato chiede a gran voce titoli in grado di appagare questo suo non ancora ben definito appetito. Con il più che buono addattamento di Skyrim e questo inedito capitolo di DOOM, con la sua grafica perfetta, la sua musica incalzante e la maniacale frenesia delle sessioni di combattimento, sembra che Bethesda ci abbia preso gusto. Il piatto e servito e, per soddisfare l'appetito, non ci resta che accendere il nostro dispositivo preferito. Il risultato sarà divertimento puro e costante.