Capsized

Un'altra perla nel mondo dello sviluppo indie, il territorio alieno di Capsized vi aspetta.

Jordan Mechner, Manfred Trenz, Stavros Fasoulas e Andrew Braybrook sono soltanto alcuni dei nomi che hanno fatto la storia dell'intrattenimento videoludico; sono l'icona della generazione "garage", delle software house composte da un solo elemento - a cui, certe volte, si aggiungevano un grafico e un musicista, nei casi migliori - che, rinchiuso dentro le quattro mura di una stanza, concimava il terreno dover far crescere i sogni dei videogiocatori a 8 bit.

Sono trascorsi trenta lunghi anni da quella generazione; trent'anni che, in ambito elettronico ed informatico, corrispondono pressappoco al periodo trascorso tra l'uomo di Cromagnon e la passeggiata sul suolo lunare di Neil Armstrong. Le grandi produzioni di oggi sono il risultato di un lavoro di squadra che coinvolge spesso un centinaio di risorse umane tra programmatori, designer, artisti, doppiatori, illustratori e quant'altro.
L'immagine del programmatore solitario non è stata, comunque, del tutto rimossa e Capsized è la dimostrazione di come, per realizzare un ottimo prodotto, non sono necessari team di sviluppo infiniti e budget da capogiro.

Lee Vermeulen e Jesse McGibney, novelli neoromantici dell'industria videoludica, hanno infatti confenzionato un gioiello di rara bellezza, pubblicato in questi giorni sulle principali console e PC Windows.

Uno sguardo al passato...

L'astronave spaziale in cui ci troviamo subisce un danno che ci costringe a catapultarci fuori in tutta corsa e la nostra capsula di salvataggio, attratta dall'orbita di un pianeta vicino, effettua un atterraggio di fortuna sul suolo alieno; una breve introduzione, dall'aspetto grafico molto fumettistico e con colorazione pittorica, ci metterà presto nei panni dello straniero alla terra.

In Capsized non è solo il metodo di produzione a prendere spunto dai pioneri degli 8 bit; il titolo di casa Alientrap pesca infatti a piene mani dai pilastri del gioco su home computer degli anni '80 e '90, rielaborando gli schemi di gameplay più comuni e aggiornandoli alle nuove tecnologie attualmente disponibili: un eroe, un mondo a piattaforme, power up e tanti, ostici, nemici. Il tutto perfettamente condito da una cura grafica di ottimo livello e un lato artistico che la fa, indubbiamente, da padrone.

Il primo livello di gioco è, a tutti gli effetti, un tutorial che ci aiuterà nel padroneggiare le abilità principali del nostro eroe; il controllo del personaggio avviene, come di consueto, tramite lo stick analogico di sinistra, al tasto 'A' è attribuita la gestione dei salti mentre il grilletto di destra ci permetterà di utilizzare la nostra arma.

La semplicità dei comandi è uno dei punti di forza del titolo e, ancora una volta, fonda le sue basi sui grandi platform del passato in cui, con uno stick e un solo bottone, era possibile controllare ogni azione. L'immediatezza è un valore aggiunto che non può che essere un punto a favore di Capsized, in un'epoca in cui memorizzare tutte le combinazioni di tasti può mettere ko i giocatori occasionali o, semplicemente, chi non ha particolare manualità con i joypad.

Oltre ai movimenti base e all'arma da fuoco, abbiamo a disposizione un raggio magnetico in grado di afferrare oggetti o di essere utilizzato a mo' di arpione per raggiungere piattaforme altrimenti inarrivabili. Tale funzionalità è il fulcro del gameplay di Capsized; tutti i puzzle presenti nel gioco e le varie mappe necessitano dell'utilizzo, al momento giusto, del raggio per afferrare oggetti o per spostarli in maniera adeguata per proseguire nel livello.

Nel nostro inventario non manca, in ultimo, un jetpack che ci tornerà utile durante l'esplorazione delle enormi mappe di gioco; il volo libero è subordinato alla presenza di carburante nel nostro serbatoio portatile, carburante che troveremo - sotto forma di power up - in giro per i livelli.
Con il progredire nelle missioni arriveranno anche nuove armi, molto più utili e devastanti del mitragliatore d'ordinanza, tra cui si annoverano lanciafiamme e lazer.

Mix & Chips

Capsized, come già detto, è un perfetto mix d'altri tempi. A primo impatto è facile - per chi, come noi, videogioca da qualche decennio - riscontrare parecchi parallelismi con il platform per eccelleza, Turrican; l'idea del mondo alieno da esplorare, i grandi salti con scarsa gravità e il mitragliatore strizzano l'occhio al titolo che, più di ogni altro, ha marchiato l'era dei platform a scorrimento multidirezionale. L'implementazione del raggio magnetico, siamo pronti a scommetterlo, è ripresa in toto dal terzo capitolo della saga di Turrican, uscito a metà anni '90! In realtà, i ragazzi di Alientrap sono riusciti a spingersi oltre e, grazie ad un'ottima implementazione della fisica, sono riusciti a incastonare all'interno di una classica struttura a piattaforme un sistema di gioco relativamente innovativo e intrigante.

Da un punto di vista grafico, Capsized è una spanna sopra le normali produzioni indie e risulta essere una delizia per gli occhi; anche qui non si può non fare a meno di citare l'ispirazione tratta dai platform dell'era dei 16 bit. Il personaggio principale ha una tuta che ricorda - ancora una volta - l'eroe ideato da Trenz mentre il mondo alieno in cui si svolge l'intera avventura rimanda la memoria a Lionheart, gioco cult dell'era Amiga.

Tutti questi rimandi non vanno visti come un aspetto negativo ma, anzi, come una maniera di rinverdire dei prodotti altamente qualitativi che, qualche secolo informatico addietro, avevano positivamente convinto un'intera generazione di videogiocatori e sognatori. Capsized porta il tutto ad un livello più elevato, aggiornato e adatto alla nostra era, ricordandoci che, per far sognare e divertire, non è necessario un budget milionario o un team composto da centinaia di professionisti.

Capsized è una poesia dei giorni nostri.

Voto: 
8.0
Giudizio: 

Dopo Limbo, Braid e Pid, il sottobosco indie ci regala una nuova perla da giocare e godere fino in fondo. Capsized è uno splendido tuffo nel passato tra piattaforme, eroi e power up; Capsized è quello che serve per dimostrare che un videogioco non è solo produzione e marketing. Chi vuole vivere un'esperienza d'altri tempi o chi vuole semplicemente giocare un titolo accattivante e ben sviluppato ha l'obbligo di acquistare Capsized. Niente di più.

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