Assassin's Creed: Origins

Dopo una lunga attesa è finalmente tra le nostre mani il titolo che dovrebbe far risorgere una tra le saghe videoludiche più amate! E' l'ora della rivincita? E' l'ora del successo? E' l'ora... l'ora di ASSASSIN'S CREED: ORIGINS!

Che si ami o che si odi, non è possibile negare che la saga dedicata al mondo degli Assassini sia una tra le più longeve nell'ambito videoludico. Ovviamente una tale situazione è stata generata dalla qualità globale che ha da sempre accompagnato il capolavoro di casa Ubisoft, caratterizzata da tecnica eccezionale, con grafica a livelli fuori dal comune, e, forse soprattutto, da una capacità narrativa di grado sopraffino, con una commistione perfetta tra la storia con la S minuscola e quella con la S maiuscola. Gli ultimi capitoli della saga, però, hanno fatto storcere il naso a molti, puristi e non. In effetti già dal terzo capitolo della serie, con la fine della trama legata alle vicende di Ezio Auditore, nostro alter ego digitale, si è persa un po' di quella "magia" narrativa alla base di Assassin's Creed già dalla sua prima incarnazione. Inoltre anche la ripetitività delle missioni ha minato alla base la serie. Infatti, malgrado l'esperienza del primo capitolo, alla Ubisoft non sono riusciti a mantenersi sui livelli di Assassin's Creed 2 e dei successivi Brotherhood e Revelation, abbandonando le meccaniche classiche per arricchire il titolo di sottoquest non sempre attinenti o affascinanti... senza tenere conto di quanto fosse ripetitivo (soprattutto in Black Flag e in Rogue) limitarsi al solo pedinamento della vittima con successiva eliminazione della stessa, tralasciando le miriadi di altre possibilità viste nel secondo capitolo e nelle successive vicende di Desmond, protagonista e a sua volta alter ego di quell'Ezio Auditore di cui abbiamo già parlato. Con Unity e con Sindycate, alla Ubisoft hanno ben pensato di tornare sui propri passi ma, nonostante l'apprezzata buona volontà e il ritorno in Europa, con ambientazioni sempre molto curate e un po' più note al pubblico di massa, non si può certo dire che siano riusciti appieno nell'intento. Avranno colto nel segno con il nuovo Assassin's Creed: Origins?

Tanto per cominciare, bisogna dire che più "Origins" di così non poteva essere! E non soltanto per l'ambientazione, legata a un periodo storico molto lontano nei tempi, ma soprattutto per il ritorno a una serie di meccaniche ingiustamente abbandonate nei precedenti capitoli. Ma andiamo con ordine: Assassin's Creed: Origins prende inizio in Egitto, durante la reggenza di Cleopatra e, quindi, durante il periodo repubblicano romano gestito da Giulio Cesare. Ovviamente un'ambientazione ricca di fascino e di mistero, anche in relazione ai luoghi geografici in cui la vicenda si svolge. Il nostro protagonista è. questa volta, un nomade del deserto, il medjay Bayek, che, accecato dalla sete di vendetta, si muoverà in lungo e il largo (e in alto, in questo caso bisogna proprio dirlo!) insieme alla propria moglie Aya permettendo la nascita di quel credo che caratterizzerà la serie nei secoli a venire. Parlando di trama arrivano subito i primi punti a favore di Origins: finalmente la storia narrata è nuovamente coinvolgente e misteriosa al punto giusto, diventando protagonista e non semplice spunto per scorribande e missioni secondarie. Era dai tempi di Revelation che alla Ubisoft Montreal non ponevano tanto l'accento sulla sezione narrativa, che non mancherà di colpi di scena e di parti veramente affascinanti dal lato delle tematiche. Finalmente anche i personaggi secondari (e le relative quest) hanno un ruolo di primo piano e la commistione tra la realtà storica e la finzione ritorna ad essere nuovamente credibile come ai tempi della Firenze rinascimentale raccontata nel secondo episodio della serie. Anche la caratterizzazione dei personaggi è stata curata nei minimi dettagli, con png davvero credibili e, soprattutto, con un fantastico lavoro svolto su Aya, moglie del protagonista ottimamente tratteggiata e fondamentale per lo svolgimento della storia.

Ma il gameplay? Bene, anche in questo caso Ubisoft ha avuto l'umiltà di fare un passo indietro, abbandonando molte di quelle caratteristiche che avevano allontanato fan della prima ora e critica a favore di un pubblico meno consapevole e smaliziato. Con Origins si ritorna ancora una volta all'antico, con l'esplorazione delle mappe messa in primo piano e con una componente stealth che permette di affrontare le missioni nelle maniere più disparate. Non manca, naturalmente, qualche novità. Se, da una parte, sono state mantenute molte delle attrezzatture tipiche della serie, come le bombe fumogene e i veleni, che rappresentano vere e proprie armi tattiche, dall'altra è stato implementato un nuovo modo di visualizzazione dei nemici, rappresentato da un'aquila che, da buona alleata del nostro Bayek, permetterà di perlustrare le zone in antemprima, scovando i possibili nemici. Memori dell'ottimo Far Cry 3, ancora indimenticato capolavoro di Ubisoft, grazie alla presenza dell'aquila è stato possibile implementare il marcamento dei nemici, inserendo all'interno delle meccaniche tipiche di Assassin's Creed la possibilià di eseguire uccisioni multiple dopo aver segnato uno per uno tutti i bersagli, in maniera del tutto analoga a quanto visto nel citato capolavoro della casa canadese. Inoltre ritornano a furor di popolo le uccisioni silenziose dall'aria, quasi del tutto dimenticate nei due precedenti episodi, a regalare ancora più varietà a un titolo che, di per se. è davvero ricco su questo versante. In effetti la vera peculiarità di Origins è proprio quella di permettere di affrontare ogni missione nel modo che ci è più consono, optando di volta in volta per una tattica più silenziosa e conservativa o, al contrario, per una più rumorosa e letale, come visto nei capitoli più amati della serie. Ovviamente menzione d'onore al free roaming che, come sempre, e forse stavolta ancora di più, si appoggia su un level design ottimo e variegato, con la possibilità di esplorare, oltre agli edifici siti nelle città, anche tombe e piramidi, regalando una profondità ulteriore a un titolo che, sul quel versante, è pressochè perfetto. Infine è stata reimplementata, ed è anche questo un ritorno apprezzato, la possibilità di richiamare il nostro cavallo in qualunque momento del gioco, espediente fondamentale per apprezzare a pieno le enormi mappe di gioco che, altrimenti, richiederebbero troppo tempo per essere totalmente esplorate, risultando anche una caratteristica fondamentale per limitare il tempo negli spostamenti durante le varie missioni.

Dal versante tecnico che dire? Ancora a parlare dei personaggi scondari modellati non ottimamente? Davvero questa volta non ci si può soffermare su quest'aspetto, che risulta davvero ridicolo a fronte di una resa degli esterni a dir poco sbalorditiva, con viste mozzafiato e ambientazioni di livello altissimo. Non è sicuramente possibile restare impassibili di fronte alla maestosità delle città riprodotte (Menfi e Alessandria su tutte) e davanti alle zone desertiche che lasceranno stupefatti anche i più increduli, rivaleggiando con le migliori ambientazioni mai viste nell'intera saga. Anche il comparto audio lascia davvero esterrefatti, con una colonna sonora degna di una produzione della migliore Hollywood e un doppiaggio sempre all'altezza e mai sopra le righe.

E allora? è tutto oro quello che luccica? A onor del vero no, non si può negare come anche Assassin's Creed: Origins abbia qualche pecca, specialmente legata all'intelligenza artificiale dei nemici che, in più di un'occasione e come visto in tutti i precedenti capitoli, dimenticheranno la nostra presenza pur avendoci avvistati grazie al nostro semplice nascondersi. In effetti forse è proprio questo il nodo che non è stato mai sciolto da Ubisoft (volutamente o meno): un'I.A. non sempre all'altezza che, in qualche modo, abbassa il realismo di un titolo di questo genere ma che, proprio in virtù della categoria di giochi a cui Assassin's Creed Origin appartiene, dovrebbe essere maggiormente attenzionata, come accade per Splinter Cell, Thief e Watch Dogs. 

VOTO
9.00
GIUDIZIO

Assassin's Creed: Origins. Mai nome fu più azzeccato. Sia per il racconto, che parte dalle origini del credo degli Assassini, che, soprattutto per un ritorno alle origini sia dal punto di vista narrativo, con una trama articolata che prende il sopravvento sui sottogiochi e sui passatempo, che da quello del gameplay, che abbandona molti aspetti negativi visti in Black Flag, Rogue, Unity e Sindycate, in favore di un ritorno alle meccaniche più amate dai fan e già viste in AC 2 e nei suoi sequel Brotherhood e Revelation. Grafica e sonoro a livelli eccelsi fanno il resto, mettendo in secondo piano anche qualche problema legato soprattutto a un'intelligenza artificiale ancora una volta lacunosa per un gioco di tipo "stealth". In ogni caso, si parla di dettagli, che non permettono di prescindere dalla bellezza e dalla grandiosità di un titolo che deve essere giocato e rigiocato e che può diventare un classico e una nuova pietra miliare per la saga dedicata al mondo degli Assassini