Demenza digitale - Internet ci rende stupidi

Secondo il nuovo libro del neuropsichiatra tedesco Manfred Spitzer, Internet rischia di annebbiare il nostro cervello e soprattutto quello delle nuove generazioni. Verità o provocazione?

Da un recente lavoro dello studioso tedesco Manfred Spitzer, emergono ipotesi di un futuro appannato per le nuove generazioni, il computer impedisce lo sviluppo del nostro cervello soprattutto se utilizzato fin da bambini.

Manfred Spitzer, neuropsichiatra, professore e direttore sanitario del Policlinico Universitario Psichiatrico di Ulma, in Germania, ci mette in guardia dall'uso delle nuove tecnologie: Internet, smartphone e computer possono farci perdere l'abitudine a memorizzare le informazioni col nostro cervello e peggiorare l'apprendimento.

Spitzer parte dal presupposto che i computer ci privano di quello sforzo intellettuale necessario a memorizzare nomi, numeri di telefono e pagine di un libro, rallentando o impedendo così la capacità della nostra mente ad adattarsi ai cambiamenti e trovare soluzioni ai vari problemi che possiamo normalmente affrontare. La capacità del nostro cervello di espandersi, creando nuove connessioni di memoria e apprendimento, sono espresse alla massima potenza soprattutto nei primi anni di vita. Questo è quello che si chiama neuroplasticità, ed è indespensabile per lo sviluppo dell'intelligenza di un individuo. L'utilizzo di diversi strumenti di comunicazione digitale da parte dei bambini è quindi considerata dal prof. Spitzer una pratica da evitare e da sostituire con il divertimento all'aria aperta e i giochi manuali, per non correre il rischio di essere affetti da "Demenza Digitale", che è appunto il titolo del libro pubblicato da Spitzer e oggetto di grandi polemiche in Germania.

Il problema, sottolinea il professore, è dato inoltre dall'utilizzo contemporaneo di diverse applicazioni: giocare onl ine e chattare contemporaneamente, ascoltare un discorso mentre si naviga in internet, ecc. Questo, che in termine tecnico si chiama multitasking, ossia la capacità di svolgere contemporaneamente più lavori, è un fattore che funziona benissimo per i computer ma non per gli esseri umani che così facendo non riescono a trovare la giusta concentrazione e, visto che tutto lascia delle tracce nel nostro cervello, se queste attività vengono ripetute per più ore al giorno (5-8) si rischia di causare dei danni considerevoli alla nostra lucidità!

In realtà l'autore del libro non vuole mettere al rogo i computer, ma sensibilizzare le coscienze ad un uso moderato dei nuovi mezzi di comunicazione, soprattutto rivolgendosi ai bambini (e più che altro ai genitori) in modo che non sia il computer a pensare per noi, uccidendo così la fantasia.

Sappiamo bene che l'utilizzo dell'informatica, nella giusta misura, apporta benefici considerevoli sia nello studio che nel lavoro, purchè con le giuste dosi, ma il libro di Manfred Spitzer ci aiuta a rilfettere sul rischio concreto di un abuso tecnologico.

E voi, cosa ne pensate? Ha ragione il prof. Spitzer oppure si tratta dei soliti pregiudizi sullo sviluppo informatico?

 

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